Il mio modo di lavorare nasce da un’idea semplice ma radicale: la conoscenza è trasformativa solo se è situata, partecipata e relazionale. Negli anni, tra ricerca, attivismo e politica, ho costruito un metodo che intreccia rigore accademico, etica della cura e ascolto attivo delle soggettività marginalizzate. 

Non credo in approcci distaccati o neutri: per me, ogni progetto è prima di tutto un incontro umano, un’occasione di scambio e co-produzione di senso.

La mia formazione sociologica, iniziata a Londra e sviluppata e radicata sul campo tra l’Italia, il Marocco e l’Olanda, mi ha fornito strumenti analitici e pratici per leggere il mondo con occhiali critici e intersezionali.  

Il mio percorso accademico mi ha insegnato non solo a condurre ricerche teoriche, ma anche a tradurre la teoria in pratica, con una solida esperienza nella raccolta e analisi di dati.

Sono una ricercatrice qualitativa specializzata in etnografia, interviste, focus groups. metodologie partecipate femministe.

Sono una ricercatrice qualitativa specializzata
in
etnografia, interviste, focus groups. metodologie partecipate femministe.

Scelgo di volta in volta gli strumenti più adatti non solo alla domanda di ricerca, ma anche alle persone coinvolte, valorizzando i saperi che emergono dall’esperienza vissuta. Integro spesso interviste e focus groups con metodi artistico-creativi (come mappature emozionali, disegno, photo-voice e photo-elicitation) o “metodi mobili” (come camminate partecipate o il walkalong) per dare voce a esperienze e percezioni difficilmente catturabili con strumenti tradizionali.

Sperimento, adatto, imparo e coltivo un’attitudine esplorativa anche verso nuovi metodi con curiosità costante. Al di là della metodologia, i miei interessi di ricerca includono temi come genere e migrazione, giustizia spaziale, etica della cura e responsabilità nella pratica di ricerca, metodologie femministe e politiche della produzione di conoscenza, pur non esaurendosi in essi.

Utilizzo software come SPSS, NVivo ed Excel per l’analisi e la sistematizzazione dei dati raccolti, unendo strumenti qualitativi e quantitativi in un approccio integrato. Nel tempo ho disegnato e sviluppato progetti di ricerca sia in autonomia sia in team, dalla definizione delle domande iniziali alla restituzione dei risultati in report, pubblicazioni e materiali orientati all’azione. Accanto alla ricerca accademica e partecipativa, conduco anche ricerche applicate su spazio civico, diritti democratici e partecipazione. Ogni fase del mio lavoro è per me un’occasione per coniugare rigore metodologico e sensibilità relazionale, affinché i dati non restino solo numeri o parole, ma diventino conoscenza accessibile, argomentata e capace di sostenere processi di advocacy, policy e dibattito pubblico.

In tutto quello che faccio, mi guida un’etica fondata su reciprocità, cura relazionale, trasparenza e adattabilità. Credo che ogni relazione di ricerca o collaborazione debba nascere dal riconoscimento del valore dei saperi situati e delle esperienze vissute. Per questo lavoro in modo riflessivo e posizionato, riconoscendo che la mia figura e la mia traiettoria personale influenzano inevitabilmente ogni contesto in cui opero.
Mi interrogo costantemente su come la mia presenza, le mie parole, i miei gesti possano incidere sulle persone con cui lavoro e sulle relazioni che costruiamo.
La mia metodologia, radicata nel pensiero femminista, parte dal presupposto che non esistano né imparzialità né verità assolute: ogni sapere è situato e ogni ricerca è segnata dalla presenza e dai linguaggi, verbali e non verbali, di chi partecipa e di chi la conduce. 
Credo nella contaminazione tra saperi, linguaggi e pratiche: per questo i miei progetti si muovono sempre in dialogo tra accademia, attivismo e istituzioni. Lavoro in contesti molteplici e trasversali, passando con fluidità dalle aule universitarie ai social network, dalle assemblee pubbliche alle piazze, dagli spazi informali di comunità agli incontri istituzionali. In ognuno di questi luoghi cerco di portare strumenti e linguaggi capaci di connettere le persone, creare consapevolezza e generare cambiamento.
Il mio metodo non è mai statico: si arricchisce continuamente attraverso l’esperienza, gli errori, le relazioni. Lo considero uno spazio in divenire, dove fare ricerca significa anche imparare, mettersi in discussione, restituire con cura.

Perché, in fondo,
il mio lavoro è questo:
creare connessioni generare domande costruire insieme mondi più giusti, 
sensibili e abitabili.

Perché, in fondo,
il mio lavoro è questo:
creare connessioni generare domande costruire insieme mondi più giusti, 
sensibili e abitabili.

Perché, in fondo,
il mio lavoro è questo:
creare connessioni generare domande costruire insieme mondi più giusti, sensibili e abitabili.

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